G. MONTISCI – CANNONAU BARROSU 2010. Il colmo di un ex-meccanico? Fare un vino non aggiustato.

Cannonau-Barrosu

Giovanni Montisci – Cannonau di Sardegna DOC Barrosu Riserva 2010 

Siamo a Mamoiada, in Barbagia: isola nell’isola, dove i sardi sono ancora più sardi.
Grazie alla sua posizione nell’entroterra, lontano dalle influenze della costa (tipo Billionaire), questa terra si è mantenuta fiera e selvaggia, nella natura e nei codici di comportamento, che talvolta obbediscono più a tradizioni arcaiche che alle leggi dello Stato. Una terra, soprattutto, di grande ospitalità. Basta che non t’allarghi.

Qui a Mamoiada da sempre si fanno due cose: la processione dei Mamuthones (spettacolare messinscena dell’identità barbaricina) e il cannonau. Quest’uva, che non è altro che la garnacha spagnola e il grenache francese, è molto diffusa in tutta la Sardegna: alcuni sardi sostengono non solo che sia autoctona, ma che gli spagnoli l’abbiano importata dall’isola durante la loro dominazione, non il contrario! A Mamoiada, comunque, dà i suoi frutti migliori, grazie a un’altitudine considerevole (che dona all’uva acidità e profumi, attraverso le escursioni termiche) e a un territorio molto minerale. Per questo i cannonau di Mamoiada, oltre che per la potenza, si distinguono per l’eleganza.

Ogni famiglia del paese ha sempre avuto una vigna da cui trarre il proprio fabbisogno. Questa è anche la storia di Giovanni Montisci, di professione meccanico. Che poi riceve in dote una vigna dalla moglie e inizia a prenderci gusto. Fino a quando nel 2004 imbottiglia ufficialmente il suo primo cannonau e se ne va in giro a vantarlo, facendo un po’ il “barrosu” (“sborone” in romano, “bauscia” in milanese).

Il Barrosu è un cannonau ottenuto da una piccola vigna ad alberello di cinquant’anni. Un vino “non aggiustato”, ma fatto insieme alla natura, sia in vigna, a conduzione biologica, che in cantina.

Ha un naso di frutta matura, spezie e liquirizia. Ma è in bocca che è davvero sorprendente: 15,5 gradi e non sentirli! L’acidità e i tannini ne bilanciano l’alcol fino a occultarlo. Il Barrosu si rivela così un vino di grande bevibilità nonostante il carattere. Praticamente una carezza in un pugno.

Abbinatelo a piatti di carne cazzuti, dal porceddu in su: diversamente, come tutti i sardi più autentici, potrebbe offendersi.

Bottiglie: 2.500. Prezzo 25 € circa

Cantina Giovanni Montisci
Via Asiago 7/b 08024 Mamoiada (NU) Tel: 3280193273

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Daniele Agliata

4 Commenti

  • Enrico Maria Caporossi

    Ma che bel video !!! Vino Barrosu: La vendemmia 2013 riassunta in pochi minuti !!

  • Il cannonau NON è la garnacha spagnola, e non sono più “alcuni sardi” (che burloni si tipi qua!) ma gli archeologi e THE GARDIAN a dire che il cannonau E’ AUTOCTONO della sardegna, e veniva coltivato e vinificato fin dall’epoca nuragica: http://sardegna.blogosfere.it/post/169706/confermato-3200-anni-fa-i-nuragici-coltivavano-la-vite-e-producevano-vino-1.
    http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2004/09/26/SM1PO_SM104.html [“Una ricerca archeo-antropologica confermerebbe che il vitigno veniva coltivato 3200 anni fa nella pianura sotto l’altopiano basaltico di Campeda”]

  • THE GUARDIAN (scusate il correttore automatico)

  • Ciao Aido e grazie del contributo, ruvidezza inclusa. Ti invito però a riflettere che il condizionale in questi casi è d’obbligo, come gli stessi interessantissimi articoli che citi dichiarano. A tal proposito, secondo me, la cosa più importante non è disquisire se il cannonau sia stato importato o esportato dagli Spagnoli; quanto scoprire che in Sardegna la viticultura risale (senza condizionale) al 1.200 avanti Cristo, prima cioè che Greci e Fenici la diffondessero nel Mediterraneo. Questa sì che è una notizia di portata storica. E grazie ancora per avercela fornita.
    Detto questo, la somiglianza strettissima tra cannonau e garnacha spagnola mi sembra ormai un dato scientificamente acclarato, ma se hai documentazione contraria a riguardo scrivimi pure. Per ora grazie di aver dedicato del tempo al mio blog e spero di risentirti presto.

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