L’associazione “Laguna nel bicchiere” e la scoperta che a Venezia oltre all’acqua c’è anche il vino.

laguna-nel-bicchiereGrazie all’associazione “Laguna nel bicchiere” è possibile andare a Venezia e non tornare con la classica gondoletta ma con una bottiglia di vino. Tutto ha inizio nel 1993, quando Flavio Franceschet, professore della scuola media Calvi, scopre che nel convento di San Francesco della Vigna (non lontano dalla Biennale) c’è un vigneto curato dai frati. Parte un bellissimo progetto di collaborazione che coinvolge gli studenti, dalla raccolta dell’uva alla pigiatura (coi piedi), fino all’imbottigliamento. Lezioni, insieme, di scienza storia filosofia e poesia.

Poi il professore va in pensione, ma come dice lui “rischiava la crisi di astinenza”. Allora nel 2008 promuove l’evento “Laguna nel bicchiere, le vigne ritrovate” per far conoscere i vini di Venezia; nelle sue ricerche per reperire le bottiglie scopre altri conventi produttori di vino e soprattutto alcuni vigneti abbandonati. A quel punto ha un’illuminazione e la sua missione si delinea con ancora maggior precisione: recuperare le vigne di Venezia e salvaguardare un patrimonio culturale, prima che botanico, estremamente prezioso.

A Venezia, infatti, il vino si è sempre fatto, semplicemente perché se n’è sempre bevuto tanto (e non poteva essere altrimenti in una città così dedita ai piaceri, che ci ha dato tra gli altri Casanova e un poeta come Giorgio Baffo). La stessa toponomastica tradisce la presenza massiccia del nettare di Bacco (Calle del Calice, Calle de la Malvasia, Riva del Vin…) e fa pensare come da queste parti non fosse alta solo l’acqua.

Oggi “Laguna nel bicchiere” è un’associazione culturale senza scopo di lucro che in parte rinverdisce questa nobile tradizione. Oltre a difendere pezzi di territorio e a svolgere attività didattica con le scuole, produce del vero e proprio vino veneziano, attraverso vigne ottenute in concessione. Arrivati ormai all’ottava vendemmia, le etichette sono: Le Zitelle Fertili, uvaggio di cabernet, merlot e lambrusco marani provenienti dalla Giudecca; la Tana Sconta, un friulano ottenuto da un unico ceppo di più di 100 anni, che è la pergola di una trattoria; Arcangeli Scalzi, da uva in prevalenza moscato, di un vigneto dei Carmelitani vicino la stazione; Turgide Vignole al vento, nome un po’ osé di un bianco da verduzzo, glera, dorona, bianchetta e malvasia dell’isola Le Vignole; infine In Vino Veritas, da uve malvasia, dorona e glera dell’isola San Michele. Qui c’è anche la cantina dove vengono fatti tutti i vini: è quella originale dei francescani (1500), rigorosamente non a norma CEE… ma hai voglia a lieviti indigeni!

Si tratta nel complesso di vini semplici, caratterizzati da una leggera sapidità (salsi dicono loro). Soprattutto sono fatti senza chimica (se no cosa s’insegna ai bambini!?), con lunghe macerazioni e tanto batonnage (rimescolamento delle fecce) per dare al vino quella protezione naturale che supplisce alla mancanza di solfiti. Non a caso qualcuno ha una volatile un po’ troppo alta, ma chissenefrega; non devono vincere un concorso, hanno qualcosa di molto più importante da fare: devono salvare una tradizione secolare.

E in tutto questo i membri di “Laguna nel bicchiere” si divertono pure, come una vera confraternita del vino: bevono, cantano e gioiscono della più conviviale delle bevande. Oltre a Flavio Franceschet, ricordiamo Cesare Benelli, Simone Salin, Alfio Lovisa e Gigi Miracol in vigna, l’enologo Gian Antonio Posocco e l’oste Mauro Lorenzon, quello dell’”alito vinoso” (come si legge nel verbale della Polizia che lo fermò una notte in giro per Venezia).

Per comprare i vini bisogna iscriversi all’associazione pagando una quota. E chi non pagherebbe per avere compagni di bevute così?

“Laguna nel bicchiere” presenta i suoi vini ogni ottobre al Bistrot de Venice. L’iscrizione all’associazione costa 20 €, le bottiglie 8 €. Per maggiori informazioni: www.lagunanelbicchiere.it

(immagine: michela-scibilia.squarespace.com)

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Daniele Agliata

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