LUPINC – TERRANO 2012. Immagina di bere un bicchiere di roccia.

lupinc-terranoLupinc – Terrano, Carso Doc 2012

Se vi piacciono i vini fichetti non leggete questo post (e neanche questo blog), il Terrano di Lupinc non fa per voi. Racconta così bene il territorio da cui proviene, il Carso, che è proprio come lui: tosto e spigoloso.

Parliamo infatti di una terra estremamente impervia, dove per impiantare una vigna bisogna spaccare la roccia e la schiena. Non a caso, vista la poca superficie coltivabile, il sistema d’allevamento tipico da queste parti era la pergola carsica, con la vite in alto e sotto lo spazio per piantare qualcos’altro. (Le vigne di Lupinc da cui nasce questo vino sono ancora così).

Il Terrano, con la durezza tipica della sua acidità, è senza dubbio il vino più territoriale del Carso (più della malvasia e della vitovska, in passato vinificate in uvaggio e senza macerazione, al contrario di oggi). Si tratta di un vitigno autoctono di origine caucasica e appartenente alla famiglia dei refoschi. Da sempre è di casa nella Primorska, la parte costiera dell’impero austroungarico, dove ancora oggi è il vino che viene servito nelle caratteristiche osmize, spesso in versioni piuttosto impegnative.

In questo contesto la cantina Lupinc è un po’ la memoria storica della viticultura del Carso. Si trova a Prepotto, tra il confine sloveno e il mare (una specie di Mediterraneo del Nord che però sempre Mediterraneo è, vista l’influenza rilassante sul carattere dei triestini). Qui Danilo Lupinc è stato il primo in assoluto a imbottigliare i vini della zona alla fine degli anni 60. Quando tutti abbandonavano la campagna per trovare lavoro in città, lui è andato contromano ed è tornato a fare il contadino. Oggi il figlio Matej continua il lavoro del padre con la stessa passione assoluta, al punto che se gli chiedi quante bottiglie fa di un’etichetta non lo sa: deve dividere il contenuto delle botti per 0,75.

Il Terrano di Lupinc è un ottimo compromesso tra la rusticità del vitigno e la sua bevibilità. Matej riesce a mitigare la sua acidità, in vigna cercando una concentrazione zuccherina ottimale, in cantina con la sosta di due anni in barrique di vari passaggi (ammorbidiscono il vino ma senza conferirgli sentori vanigliati).

Il colore ha degli intensi riflessi porpora, legati alla ricchezza di antociani delle bucce (grazie a questa sua virtù nelle farmacie viennesi il Terrano veniva venduto come digestivo). Al naso frutti rossi; in bocca ha un corpo medio e un’acidità, come detto, sferzante.

Proprio per questo il Terrano di Lupinc è un rosso rinfrescante, che si beve bene anche d’estate (il grado alcolico perdipiù è basso: 12°). In generale è ideale come aperitivo: l’acidità sfruguglia i succhi gastrici e favorisce l’appetito; in alternativa, sgrassa perfettamente un bel piatto di salumi. Quello a cui proprio non si abbina sono i palati snob.

Bottiglie: 5.000. Prezzo: 15 € circa.

Potete trovarlo a Trieste, Enoteca Nanut, Via Genova 10; oppure ordinarlo direttamente in cantina (10 € più le spese di spedizione).

Lupinc
Frazione Prepotto 11 b, 34011 Duino- Aurisina (TS), Tel. 040/200848
www.lupinc.it

Per approfondire la viticultura del Carso  – e se proprio non siete stanchi di me – rimando a un mio post precedente.

Se siete da queste parti non perdetevi le passeggiate organizzate da Joseph, il centro di promozione della cultura del Carso: con un unico tragitto si visita una grotta carsica, una trincea della Prima Guerra Mondiale e si finisce in bellezza nella cantina di Lupinc.

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Daniele Agliata

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