Il ristorante L’Acino a Torino. Dove vai a mangiare fuori ma ti sembra di essere rimasto a casa.

ristorante.acino-torinoAndare a cena al ristorante L’Acino di Torino produce un gradevolissimo effetto di straniamento: sei andato a mangiare fuori ma ti sembra di essere a casa. Perché così ti fa sentire Angelo, uno degli osti più sorridenti della città. Tanto che inizialmente per me era un mistero come potesse sorridere così tanto un torinese; in seguito, entrati in confidenza, mi ha rivelato le sue origini materane, e il mistero si è risolto.

Appassionati da sempre di cucina, Angelo e la moglie Patrizia dapprima gestivano una gastronomia, poi dal loro rapporto a tre (lui, lei e il cibo) è nato nel 2004 L’Acino; e nel giro di una decina d’anni si è imposto come un punto di riferimento della ristorazione torinese. Patrizia si occupa della cucina ed è una cuoca autodidatta (o meglio ha imparato dalla mamma e dalla nonna come nella più nobile tradizione italiana); Angelo invece dispensa i suoi sorrisi in sala, coadiuvato da Nadia, altro bell’esemplare di essere umano ridens.

La cucina del ristorante L’Acino è rigorosamente piemontese e basata su pochi piatti. Questo è sinonimo di serietà (rispetto alle tante false promesse “specialità carne, pesce e pizza”) e di freschezza: essendo poche pietanze girano di più e di conseguenza vengono preparate a ciclo continuo. Lo stile, neanche a dirlo, è tutta sostanza: ottime materie prime, cotture tradizionali e porzioni abbondanti. Tutto arrosto e niente fumo.

Tra gli antipasti, imperdibile il tonno di coniglio alla monferrina, poi il vitel tonnè alla moda antica (ricordiamo a tutti quelli che non vivono in Piemonte che il vitello tonnato non è il piatto tipico dei bar milanesi in pausa pranzo, ma un caposaldo degli antipasti sabaudi) e la new entry: cipolla ripena di salsiccia di Bra e fonduta di Raschera. Per quanto riguarda i primi, su tutti i tajerin al ragù di salsiccia e gli agnolottini del plin al brasato; come secondi, l’apoteosi dei piaceri carnali: stracotto al Roero e stinco di maiale, vere specialità del ristorante L’Acino. Outsider fuori menù la finanziera, quando ci sono le frattaglie disponibili (voi chiedete). Per finire i dolci, bonnet se si vuole rimanere in Piemonte oppure bavarese e panna cotta.

Molto interessante la cantina, di circa 500 etichette: focus sulla regione, in particolare barbera e barolo, ma anche molti champagne (e dai prezzi contenuti) se alla serata “casalinga” volete dare un tocco particolare. Degna di nota infine la fornitura dei distillati, da whisky e rum con invecchiamenti importanti a pregiati cognac e armagnac. Tanto che potete passare da Angelo anche solo per il bicchiere della staffa prima di andare a dormire (felici).

Conto intorno ai 30 euro. L’unica differenza che mangiare a casa.

Ristorante L’Acino
Via San Domenico 2/A, Torino
Tel. 011/5217077
Aperto solo la sera, domenica chiuso tutto il giorno.

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Daniele Agliata

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