Vino, birra, rutti e cucchiai. Del perché Italia-Inghilterra è molto più di una partita di calcio.

vino-contro-birra Noi pratichiamo un calcio tecnico, loro fisico. Noi diamo del tu al pallone, a loro il pallone neanche li saluta. Noi siamo fantasisti, loro giocatori di rugby che giocano a calcio. Sapete perché?

Perché noi mediterranei beviamo vino, mentre loro, nordeuropei, bevono birra.
Per essere ancora più precisi, il vino è un prodotto della civiltà greca (e poi romana), la birra l’hanno inventata i barbari, gli antenati degli inglesi. Questo spiega tutto.

Il fatto è che il vino ingentilisce i popoli, la birra fa ruttare. Coloro che bevono vino hanno un’inclinazione congenita per il bello. Perfino quando ci ubriachiamo siamo più belli di quelli che si ubriacano bevendo birra. Alziamo il gomito a tavola in un clima di convivialità, non trangugiamo pinte al pub diventando aggressivi (la parola più pronunciata da un inglese sobrio è “sorry”, da un inglese ubriaco è “fuck”).

Che c’entra tutto questo col calcio? C’entra col fatto che da noi nascono numeri 10; da loro 2, 3, 5, massimo 6, spesso e volentieri braccia (e piedi) rubati al rugby: lo sport per eccellenza dei bevitori di birra.

Da una parte ci sono Valentino Mazzola, Boniperti, Corso, Rivera, Beccalossi, Baggio, Mancini, Zola, Del Piero, Totti… dall’altra Gascoigne e un’infinità di piedi abnormal.

Tanto che alla fine, se è vero che il calcio l’hanno inventato loro, gli inglesi, è anche vero che un italiano l’ha reinventato: Andrea Pirlo, con il cucchiaio ai quarti di finale degli ultimi Europei, proprio contro gli inglesi.

Italia – Inghilterra, oltre a una partita di calcio è dunque un confronto tra due diverse civiltà, del bere e non solo.

A proposito, visto che non possiamo gridare Forza Italia (si addice di più a una squadra di carcerati), lasciateci almeno gridare Forza Vino!

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Daniele Agliata

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