Due o tre considerazioni dopo aver assaggiato un vino fatto col wine kit (la prima è che sono sopravvissuto).

wine-kitLa seconda è che per amore del vino non si può chiamare vino quella cosa ottenuta col wine kit, dunque la chiamerò “quella cosa”.

Ebbene, prima di tutto mi tocca spiegare ai fortunati che non sanno che cosa sia un wine kit e a quelli che l’hanno intuito ma non ci vogliono credere, che invece è proprio così: parliamo di un kit con cui fare “quella cosa” in casa. Una scatola che contiene: mosto concentrato, lieviti e sali azotati per favorire la fermentazione, un chiarificante. Basta aggiungere un po’ d’acqua e in 4 settimane si ottengono 30 bottiglie di “quella cosa” (meglio ha fatto solo Gesù, che è riuscito a trasformare l’acqua in vino in una sera). Costo del kit 45 dollari: un vero affare, almeno per il palato e il cervello di un americano.

Non c’è dubbio che una tale aberrazione non poteva che arrivare dagli Stati Uniti, dove c’è il gusto di costruirsi le cose in casa, non certo quello di mangiare e di bere solo decentemente. Al contrario, la patria del cibo spazzatura non poteva non avere una bevanda perfetta da abbinare, in questo caso per concordanza.

Ma è troppo facile ironizzare sull’ingenuità degli americani; e poi il politically correct c’impone di rispettare perfino chi ha la Coca Cola come bevanda nazionale. Ribadiamo solo che… come on! per fare il vino ci vogliono mesi, per quelli buoni anni; che occorre una passione pari solo alla fatica come sanno bene i contadini (“La vigna toglie la tigna” si dice dalle mie parti). E che soprattutto ci vuole l’uva.

A me è capitato di assaggiare un “quella cosa” Montepulciano e un “quella cosa” Gewurztraminer. La scatola del wine kit ci predispone già al peggio, con una grande foto del Colosseo. Il “quella cosa” Montepulciano al naso si mostra migliore grazie a degli esplosivi sentori di Big Babol e al fatto che “quella cosa” Gewurztraminer è in via di ossidazione. In bocca invece fanno schifo allo stesso modo: sono del tutto privi di corpo e persistenza; sembrano poco più che acqua colorata. Alla fine lasciano un sapore amaro. Anche nel senso che si tratta comunque di una falsificazione, con un danno stimato intorno ai 30 milioni di euro per il nostro comparto vinicolo.

Per quanto riguarda l’abbinamento di un qualsiasi “quella cosa”, un bell’hamburger di Mc Donald’s è la morte sua. E a lungo andare anche la vostra.

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Daniele Agliata

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