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L’Amaro Partigiano non si beve per dimenticare, ma per ricordare: chi ci privò della libertà, il nazifascismo, e chi lottò per restituircela, i partigiani che fecero la Resistenza. Se fosse possibile andrebbe fatto bere nelle scuole, un goccetto appena, come uno shottino di storia. Ma di questi tempi farebbe bene anche a tantissimi adulti che hanno perso la memoria e – complice la canea dei social, l’ignoranza e alcuni pessimi esempi politici – simpatizzano per chi da bere dava la purga.

L’Amaro Partigiano non ha solo un importante valore politico, è anche un bellissimo esempio di riconversione industriale, con una forte impronta etica e sociale. Nasce infatti dalla collaborazione tra il Collettivo Archivi della Resistenza – che gestisce il Museo della Resistenza di Fosdinovo (Massa Carrara) – e Ri-Maflow, un ex fabbrica di Trezzano sul Naviglio che oggi funge da incubatore economico-solidale. In origine era la Maflow e produceva impianti di condizionamento per auto; poi venne rilevata da un imprenditore polacco che come da prassi delocalizzò, lasciando a casa 300 operai. Una storia come tante, ma stavolta è diverso il finale: la fabbrica viene occupata e, in regime di autogestione, nasce nel 2013 Ri-Maflow. Oggi la struttura ospita laboratori, botteghe, spazi per il coworking, un centro per il riuso di materiali e tanto altro (compreso in futuro un liquorificio sociale).

L’Amaro Partigiano nasce ufficialmente nel 2017, grazie a 10.000 euro raccolti con un progetto di crowdfunding. Nelle intenzioni del Collettivo Archivi della Resistenza doveva essere un omaggio alla lotta partigiana che si svolse in Lunigiana (fronte particolarmente caldo perché attraversato dalla Linea Gotica). Qui vengono raccolti le erbe e i frutti che compongono l’amaro (tranne i chiodi di garofano che provengono dall’Africa): menta, alloro, salvia, assenzio, ortica, camomilla, rosmarino… e soprattutto la castagna. Secca o sotto forma di farina sciolta in acqua, proprio la castagna fu la principale fonte di sostentamento durante la Resistenza per le formazioni antifasciste che operavano nei boschi della Lunigiana, tanto da essere ribatezzata “il pane dei partigiani”.

Le erbe con cui è fatto l’amaro vengono raccolte di mese in mese (compatibilmente con la stagionalità), per questo il sapore può essere diverso da un lotto all’altro. E per questo in etichetta, oltre che l’anno, troverete riportato anche il mese. Tutto ciò ha un senso perché l’Amaro Partigiano non usa correttivi e aromi aggiunti; dunque il suo gusto rispecchia in modo trasparente ciò che la natura ha deciso di elargire. Non vi troverete neanche il caramello o altri coloranti artificiali (come testimonia il suo colore chiaro), ma solo le erbe citate, in infusione; più acqua, alcol e zucchero (120 gr).

Ad essere trasparente è anche il prezzo, 15 euro, così composto: 5 € tasse, 3 € costi di produzione, 3 € quota lavoro, 3 € quota solidarietà per gli Archivi della Resistenza, 1 € trasporti. Le bottiglie prodotte sono 10.000 all’anno. Per ora i ragazzi di Ri-Maflow si appoggiano a un liquorificio di fiducia in Lunigiana, ma in futuro la produzione avverrà in casa, all’interno dell’ex fabbrica, dove tra l’altro saranno realizzati il Rimoncello e la Vodka Antisessista Kollontai.

In bocca l’Amaro Partigiano è dolce, con un bel gusto vegetale; ricorda più un liquore di montagna alle erbe che un amaro (almeno l’amaro che conosciamo tutti, quello industriale). Vi consigliamo di berlo molto freddo, anche da congelatore, per sentire meno la dolcezza dello zucchero e l’alcol (32°). Al limite anche con ghiaccio, consapevoli però di diluirne il sapore.

Quando berlo? Sicuramente è un digestivo, dunque dopo i pasti. Ma in generale, in un momento storico come questo, vi consigliamo di berne il più possibile e basta.

Potete acquistare l’Amaro Partigiano direttamente da Ri-Maflow a Trezzano sul Naviglio (Mi), Via Pietro Verri 15; sul sito o nei punti della rete Fuori Mercato. Lo trovate inoltre a Torino al Molo di Lilith; a Roma allo Scup; a Napoli al Santa Fede Liberata; a Palermo all’Arci Porco Rosso.

(immagine: comune-info)

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